Il simbolismo, gli archetipi, i miti: amore e sessualità

 
 
 
La parola simbolo deriva dal greco sun-ballein che significa mettere insieme, unire.
 
Il linguaggio simbolico è il linguaggio universale che permette di unire la conoscenza interiore a quella esteriore.

Vi sono simboli creati dalla natura e simboli creati dall'uomo.
 
"Le figure geometriche rappresentano la struttura, l’ossatura della realtà. Il linguaggio dei simboli rende visibili i legami e le
 
corrispondenze tra ogni cosa e le creature dell’Universo, e rivela la profonda unità della vita dove tutto è unito e funziona in perfetta armonia" (O.M.Aivanhov in Il linguaggio delle figure geometriche)".
 
"L'inconscio collettivo è una parte della psiche che si può distinguere dall'inconscio personale per il fatto che non deve, come questo, la sua esistenza all'esperienza personale e non è perciò un'acquisizione personale.

Il contenuto dell'inconscio collettivo è formato essenzialmente da "archetipi". Il concetto di archetipo, che è un indispensabile correlato dell'idea di inconscio collettivo, indica l'esistenza nella psiche di forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque"(C.G.Jung).
 
"L'archetipo permeava gli eventi raggruppati sotto di esso e il potere numinoso delle figure divine conferiva a qualsiasi fatto
 
venisse accolto nelle stanze della mente una carica di valore emotivo. Le cose si tenevano insieme, non semplicemente per le leggi dell'associazione, che sono essenzialmente esterne e persino meccaniche, ma in ragione della loro intrinseca appartenenza a un significato mitico(...) E' attraverso la memoria, che gli Dei entrano nella nostra vita...La psiche è costretta da essi a sviluppare una psicologia che sia basata non sull'umano ma entro il divino". (Hillman)
 
"Al di là delle lingue, delle etnie, delle culture, esiste un linguaggio trasversale le cui tracce si ritrovano da un luogo all’altro, da un periodo storico all’altro: il linguaggio dei simboli. Il simbolo per definizione è ciò che unisce...sicché quello dello studio dei simboli è un viaggio attraverso i secoli e i continenti ma, soprattutto, per chi ne ha il coraggio rappresenta il viaggio supremo: quello dentro di sé. Non è difficile trovare nello studio dei simboli di ogni tempo, in una cattedrale o in un
 tempio...in una piramide o in un testo di astrologia".

"I miti accompagnano sempre l'uomo...la storia degli dei ci insegna molto su noi stessi"(G. Durand)
 
"Il simbolo è anche una categoria dell'invisibile. La decifrazione dei simboli ci conduce verso le insondabili profondità del respiro primordiale, il simbolo collega all'iimmagine visibile la parte dell'invisibile intuita occultamente (Paul Klee in Teoria della forma e della figurazione, Milano 1952, vol. I.).
 
"I simboli sacri costituiscono il nucleo originale del processo culturale stesso, perché il mito diventa indifferentemente scienza, religione o politica. Su questo punto le analisi di M.Eliade, di C.G Jung, di Dumezil, di G.Durand, convergono."(Mirabail)
 
Nel Fedro di Platone (par. 229-230), Socrate critica le interpretazioni puramente razionalistiche dei miti, come se fossero

semplici favole. "Lo sforzo che esse interpretazioni presuppongono svia, egli dice, dal vero oggetto del pensiero vale a dire la
 
riflessione su se stesso e la conoscenza di sè; così ci si lancia in una ricerca senza fine e senza fondamento, credendosi molto sapienti e non essendo invece altro che rozzi" (Robin in Platone il Fedro - Oscar Mondadori).

Il mito per Platone non è quindi una semplice favola, è il rivestimento di verità. Infatti egli se ne avvale ampiamente nelle sue opere per esprimere grandi verità (il mito delle cicale,della caverna, di Er...).
 
"Esiste un vero e proprio "mondo delle idee", un regno dell'intelligibilità pura che si contrappone alla molteplicità dei fenomeni visibili...Le idee sono i modelli delle creature e delle cose fisicamente esistenti, che di esse sono invece copie imperfette e corruttibili; la realtà metafisica degli archetipi, pur invisibile all'uomo comune, è dunque il fondamento dell'esistenza delle "copie" che popolano il mondo visibile. (www.educational.rai.it/platone/dottrina.htm).
 
L'universo intero è popolato dai pensieri del Signore; le creature visibili ed invisibili sono i suoi pensieri.(cfr. il libro "Potenze del pensiero" di O.M.Aivanhov)
 
"Certi racconti, che in genere si crede siano riservati ai bambini, sono in realtà dei racconti iniziatici, ma per poterli interpretare bisogna conoscere la scienza dei simboli. Il drago non è altro che la forza sessuale. Il castello è il corpo dell'uomo. In tale castello sospira la principessa, cioè l'anima che la forza sessuale mal dominata tiene prigioniera. Il cavaliere è l'ego, lo spirito dell'uomo e le armi di cui si serve per vincere il drago rappresentano i mezzi di cui lo spirito dispone: la volontà, la scienza per dominare la forza sessuale ed utilizzarla. Perciò, una volta dominato, il drago diventa il servitore dell’uomo, gli serve come mezzo per viaggiare nello spazio, perché il drago ha delle ali. Sebbene sia rappresentato con una coda di serpente - simbolo delle forze sotterranee - possiede anche delle ali. È chiaro, semplice: è l'eterno linguaggio dei simboli".(O.M.Aivanhov in "La Forza sessuale o il Drago Alato")
 
Le Fatiche di Ercole
 
Il mito di Ercole e delle sue 12 fatiche sono la rappresentazione simbolica del passaggio del sole nei 12 segni zodiacali e quindi ciascuna delle dodici fatiche è il simbolo del percorso  di perfezionamento che l'uomo deve compiere.

Il lavoro di sublimazione, trasformazione della propria energia sessuale (petrolio) in amore spirituale (oro) è racchiusa nella prova relativa all'uccisione dell'Idra di Lerna le cui teste rinascevano continuamente appena recise. Ercole avrebbe dovuto annientarla. Per sconfiggere Ercole, i suoi nemici gli sospinsero contro uno scorpione velenoso affinché lo pungesse al tallone. Questa prova di Ercole rappresenta la tappa relativa alla sublimazione della forza sessuale, di questa energia che rinasce sempre, quando si cerca di reprimerla ed il rischio che si corre è quello di morire, nel piano della coscienza spirituale, per la puntura avvelenata dello scorpione." Ercole ricevette dal suo Maestro l'incarico di distruggere l'immonda idra dalle nove teste, di cui una immortale, che si celava nella palude di Lierna, appestando il mondo circostante. "Ti avverto, però", disse il Maestro, " se tagli una delle sue teste, ne ricrescono immediatamente due. E poi ricorda: ci eleviamo inginocchiandoci, conquistiamo arrendendoci, guadagniamo donando."
Ercole si avviò e man mano che si avvicinava il fetore che lo avvolgeva lo faceva quasi star male. Cercò invano di stanare la terribile bestia, ma quella se ne stava acquattata nella sua tana, fino a quando Ercole immergendo le sue frecce nella pece infuocata, le scagliò all'interno della tana,e con grande sconquasso e confusione, fece apparire l'idra. L'animale si ergeva sulle sue tre potenti braccia, le nove teste vorticavano con le bocche aperte da cui uscivano fiamme immonde, la coda squamosa fendeva l'aria fetida e batteva l'acqua melmosa schizzando melma purulenta. Sembrava la personificazione di tutte le paure, gli orrori, i timori, i pensieri orrendi concepiti dall'inizio dei tempi. L'idra si lanciò contro Ercole, lo avvolse per i piedi, e l'eroe, preoccupato di scivolare nell'acqua melmosa, tagliò la testa più vicina. Orrore! Due orride teste crebbero in luogo di quella tranciata. La lotta estenuante, stava per vedere Ercole soccombere, quando, dal profondo della sua disperazione Ercole risentì dentro di se la voce del Maestro: "Ci eleviamo inginocchiandoci"Ed ecco che Ercole si inginocchia nel pantano, poi con tutta la sua forza alza l'idra verso il cielo, alla luce. Tolto dal suo ambiente oscuro il mostro s'indebolisce, le teste si avvizziscono ad una ad una, si riversano prive di vita. Solo allora Ercole si accorge che una testa, il gioiello mistico, è immortale. La nasconde sotto una roccia. Ha vinto ancora una volta".

La storia di Ercole ricorda le battaglie mitologiche o simboliche di altri personaggi che devono tagliare la testa del drago.San Giorgio doveva vincere il drago. Anche San Michele dovrà vincere il drago, la bestia...non dovrà distruggerla ma incatenarla!

La volontà non basta per vincere la prova occorre anche simbolicamente il fuoco che usò Ercole ovvero l'amore superiore, il fuoco sacro e l'umiltà (" Ercole risentì dentro di se la voce del Maestro: "Ci eleviamo inginocchiandoci"). Se avesse creduto troppo nella sue forze umane, l'orgoglio gli avrebbe fatto perdere il combattimento.

 Per approfondire il significato delle 12 fatiche di Ercole cfr (www.societa-ermetica.it\testi\fatiche-ercole_txt.htm ove si espongono le interpretazioni fornite da O.M.Aivanhov e da A.Bailey.Cfr soprattutto "Sulle dodice fatiche di Ercole" il libro Lo Zodiaco chiave dell'Universo di O.M.Avanhov)

 

Il mito di Perseo e del Pegaso alato.

 Perseo affronta e decapita Medusa, una delle Gorgoni, (mostri marini il cui nome proviene dal greco gorgós=spaventoso) guardandola riflessa nello specchio donatogli da Atena per non rimanere pietrificato dal suo sguardo.

 Le Gòrgoni erano tre: due erano immortali, Steno ed Euriale: la terza, invece, Medusa non aveva questo dono; e questa Pèrseo doveva affrontare e uccidere. Esse erano dotate di sorprendente bellezza.

Minerva, per vendetta, aveva mutata la chioma di Medusa in un orribile groviglio di serpi, dando agli occhi di lei il potere di render di pietra quelli ch'essa guardasse. Perseo è avvertito del pericolo, ma è aiutato dallo scudo donatogli dalla déa che permette di osservare medusa senza rifletterne l’immagine e da una falce adamantina donatogli da Hermes per decapitare Medusa. Dal collo decapitato di Medusa esce il cavallo alato Pegaso che ella aveva concepito con Posidone, ma che a causa del suo odio non era capace di darlo alla luce. Il nome Pegaso viene dalla parola greca pegai, che significa "sorgenti" o "acque".
Pegaso, il cavallo alato aiutò Pegaso a liberare Andromeda da un mostro marino, fu determinante anche nell'impresa di Bellerefonte contro la Chimera. Alla fine delle sue vicende, Pegaso si trasforma nell'omonima costellazione.

Mentre nel mito greco la figura del cavallo alato è espressa attraverso Pegaso, nella cultura orientale, la stessa figura si

ritrova nell'immagine dell'ippogrifo.

 Benvenuto Cellini ha lasciato un ritratto della Gorgona nel famoso bronzo del Pèrseo che si ammira a Firenze, nella Loggia dei Lanzi.

Dante Alighieri nel IX canto dell’inferno (51-57) si esprime così: "

 Volgiti indietro, e tien lo viso chiuso: che se il Gorgon si mostra,

 e tu il vedessi, nulla sarebbe del tornar mai suso".

 Il messaggio che ci trasmette il mito è che per non soccombere rispetto all'energia pietrificante, che coagula (che è quella sessuale) e alle paure inconsce, non bisogna lottare direttamente (Perseo non deve incrociare lo sguardo di Medusa) ma serve la riflessione (il riflesso dello specchio), la conoscenza della natura superiore ed inferiore (Jung direbbe l'ombra) e così possono essere superate le prove al fine di liberare infine sé stesso come il Pegaso alato.

I miti anche oggi sono presenti dappertutto nella vita quotidiana, si pensi ad esempio che il Pegaso alato è lo stemma della Regione Toscana:"Pegaso è il protagonista - insieme a Perseo e Bellerofonte di uno dei miti più amati e longevi della civiltà occidentale. Insieme agli altri due personaggi rappresenta l'eroe che costruisce la pace, combatte il caos e il male e propone valori positivi".

Si potrebbero fare tanti altri esempi del genere.

 Il mito di Teseo e il filo di Arianna

 

Figlia di Minosse re di Creta, e sorella di Fedra e del Minotauro, s'innamorò dell'eroe ateniese Teseo che, per liberare la sua cittàdal sanguinoso tributo impostole da Minosse di sette giovanetti e sette fanciulle destinati ad essere divorati dal Minotauro, si era  proposto di ucciderlo. Ma egli avrebbe certo finito con essere divorato dal mostro o non avrebbe più ritrovato la via per uscire dal labirinto nel quale il Minotauro era stato imprigionato, se l'innamorata Arianna non gli avesse dato un gomitolo di filo da dipanare lungo il tortuoso cammino. Ucciso il mostro , Teseo poté, guidato dal filo di Arianna, uscire illeso, ed imbarcarsi con lei, per far ritorno, vittorioso, ad Atene. Sbattuto da una tempesta nell'isola di Nasso, vi sbarcò con la sua donna bisognosa di riposo: però mentre ella dormiva, la tempesta riprese ad infuriare e Tèseo, corso a mettere al sicuro la sua nave pericolante, fu con essa portato al largo e non potette recuparerare Arianna, rimasta addormentata a Nasso. Arianna, credutasi abbandonata, dopo d'aver pianto tutte le sue lacrime ed essersi disperata della sorte che la lasciava, sola e indifesa, nell'isola sconosciuta, vide farlesi incontro un rumoroso corteo di Baccanti che la rinfrancò e, vinto dalla lacrimosa e seducente bellezza di lei, la prese con sé, e la fece sua sposa. (http://www.i-2000net.it/mitologia/)

 Il Minotauro, come spiega Aivanhov in "La Forza sessuale o il Drago Alato", è una rappresentazione della forza sessuale... cioè la natura inferiore che si deve aggiogare come il bue per lavorare la terra.

 Il labirinto ha lo stesso significato del castello: è il nostro corpo fisico. Arianna rappresenta l'anima superiore che conduce l'uomo verso la vittoria. Teseo è lo spirito dell'uomo. San Giorgio combatte il dragone.

 San Giorgio nacque in Cappadocia, a diciassette anni si arruolò come soldato di cavalleria, e presto divenne famoso per il suo coraggio. Giunse in una città chiamata Selem: vicino a questa città viveva un dragone, che abitava in un nero lago putrido, al quale si doveva dare ogni giorno in pasto uno degli abitanti, scelto a sorte.

 Il giorno in cui giunse là San Giorgio, la sorte era caduta sulla figlia del Re. San Giorgio decise di combattere contro il dragone e lo uccise. Egli agì nel nome del Signore ed in cambio chiese alla popolazione di convertirsi al cristianesimo e di lasciarsi battezzare. La forza del santo cavaliere era dunque al servizio di Dio.

 La storia di San Giorgio ricorda quella di Ercole: anche in questo caso il mostro vive in acque nere (subconscio). Il Drago è il serpente, è l'energia sessuale che, se non viene addomesticata, reca sofferenza, uccide (sputa fuoco, avvolge,soffoca), mentre se è sublimata, risveglia, fa volare (le ali del drago), ascende così come la forza Kundalini risale lungo la colonna vertebrale per risvegliare i Chakra fino all'apertura del loto dei mille petali.

 Il Simbolo della donna nel Dolce stil novo

 

La corrente letteraria conosciuta con il nome " Dolce Stil novo", secondo l'opera di alcuni autori tra i quali annoveriamo M. Asin Palacios (che scrisse l'opera Escatologia musulmana nella Divina Commedia nel 1919 e R. Guénon che scrisse Esoterismo di Dante nel 1925) avrebbe manifestato in forme velate l'insegnamento della confraternita iniziatica dei Fedeli d'Amore di cui Dante sarebbe stato Maestro.

 "O voi ch'avete gl'intelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde

 sotto il velame de li versi strani" proclamava Dante.

 " I Fedeli d'Amore celavano in sembianze di donna il principio della propria anima. Al tempo di Dante...partecipavano: Guido Guinizzelli, capo della scuola letteraria e Guido cavalcanti, Cino da Pistoia, Francesco da Barberino e Cecco d'Ascoli (finito al rogo come eretico)... Tutti "congiuravano" contro una Chiesa corrotta che chiamavano: la lupa feroce di Roma.

Essi vivevano per amore della vergine -Sophia-, la santa Sapienza, che conduceva l'uomo dalla terra al cielo e dalla morte alla vita.

Gli iniziati avevano identificato nella - rosa - la Sapienza spirituale, ossia la Madre Sophia (filosophia, teosophia ecc).

 "Cantare la bellezza della rosa significava per quei poeti esaltare le virtù della segreta saggezza che conduceva a Dio". I Templari furono latori del messaggio: -Roman de la Rosa- a cui si ricollegò la -candida rosa- di Dante che concluse il suo viaggio iniziatico nei tre regni oltre-mortem.

 "La donna, per i Fedeli d'Amore era l'equivalente della rosa mistica dei Sufi e simbolo della Dottrina segreta". Si chiamasse monna Lisa o monna Teresa od altro, il nome era solo un modo per esaltare i valori della sapienza segreta senza incorrere nelle ire dei poteri papali: che di saggezza o di percorso interiore proprio non voleva sentir parlare. Altrimenti, "se ognuno avesse imparato a "parlare da sé con Dio" sarebbe decaduto il concetto d'indispensabilità dei suoi religiosi e sarebbe cessata l'utilità della sua Chiesa, che aveva occupato il posto della Sophia celeste come intermediaria tra l'uomo ed il cielo." (dal dizionario esoterico di Esonet)

 Beatrice fa parte di quella schiera di donne allegoriche care ai poeti del dolce stil nuovo e come tali continuazione della tradizionale raffigurazione della sapienza come femminile (sophia, shekinah). Il culto della donna allegorica proveniva dalla Persia (http://www.zen-it.com)

 " È un termine del quale bisogna forse giustificarne particolarmente l’uso, quello dei Fedeli d’Amore», scrive Henry Corbin nella sua

 Immaginazione creatrice nel sufismo di Ibn ‘Arabî. Lo spiegherà nella sua presentazione del Vademecum dei Fedeli d’Amore di Sohravardî: «Quanto alla parola ‘oshshâq (plurale di ‘âshiq), si tratta letteralmente di quelli presi dall’amore, gli amanti. È l’espressione correntemente impiegata per designare i mistici, poiché la loro spiritualità è essenzialmente una mistica d’amore» e «Fedeli d’Amore è il nome che si dettero alcuni compagni di Dante. È anche la qualifica che meglio corrisponde ai nostri mistici». La storia dei Fedeli d’Amore è una storia d’Oriente e d’Occidente, senza che si possa valutare veramente le influenze eventuali di una tradizione sull’altra: «Alcuni hanno pensato che, oltre che dalleinfluenze gnostiche (la nozione di Sofia, le ipostasi femminili della Saggezza e dello Spirito Santo, ecc.), i «Fedeli d’Amore» dovevano essere stati influenzati da certi aspetti del Sufismoislamico»... ciò che sappiamo generalmente dei Fedeli d’Amore in Occidente si limita a ciò che ne dice Dante nella sua Vita Nova o Cavalcanti nelle sue Rime.

«Le diverse «dame» celebrate dai poeti, scrive René Guénon, che si rifanno alla misteriosa organizzazione dei «Fedeli d’Amore», dopo Dante, Cavalcanti e i loro contemporanei fino a Boccaccio e Petrarca, non sono affatto delle donne che hanno vissuto realmente su questa terra; sono tutte, sotto nomi diversi, la sola e la stessa «Dama» simbolica che rappresenta l’intelligenza trascendente (Madonna Intelligenza di Dino Compagni) o la Sapienza divina»...Henry Corbin, René Guénon, Julius Evola, sono unanimi nel respingere «le interpretazioni estetiche e realistiche che vogliono riportare tutto a delle donne reali e a delle esperienze di semplice amore trasposto, sublimato e messo in iperboli dal poeta». (jm.saliege.com/fedelidamore.htm).

 

Ulteriori approfondimenti bibliografici

 

-Sulle Idee cfr. il libro "Potenze del Pensiero" di O. M. Aïvanhov

 

-Sulla prova attraversata da Budda nel dominare l'energia sessuale e la sua attitudine, confronta pagg.43 segg. del libro Amore e sessualità

 

-Sulle dodici fatiche di Ercole cfr il libro Lo Zodiaco chiave dell'Universo

 

-Sul caduceo di Mercurio, pag. 27 e segg del volume Amore e sessualità; pag. 265 e segg del libro I Frutti dell'Albero della

Vita; pag.146 del libro la Bilancia cosmica

 

-Nel volume Amore e sessualità cfr Iside svelata a pagg.41 e segg., l'origine delle Vestali pagg.140 e segg., l'insegnamento dell'amore nelle iniziazioni a pag.163

 

-Sul mito dell'androgino (Platone) cfr. pagg. 233 e segg. in "La Bilancia cosmica"

 

-Sul simbolismo dell'8 e della croce cfr pagg.127 e segg. in "La Bilancia cosmica"

 

-Nel volume "Il linguaggio delle figure geometriche" cfr. Il simbolismo geometrico - Il cerchio - Il triangolo - Il pentagramma -

 

-La piramide - La croce - La quadratura del cerchio

 

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