Lo Specchio

Questo genere di divinazione, che deriva il suo nome catoptromanzia da càtoptron, in greco ''specchio'', era molto diffuso fin dall'antichità.
La magia dello specchio è celata nel misterioso potere di far vedere quanto senza il suo uso non potremmo scorgere, ma solo immaginare attraverso le descrizioni.
Caso emblematico è il nostro volto. In questo senso lo specchio diventa simbolo della conoscenza e della verità ci offre testimonianza dell'invisibile, permettendoci di verificare quanto è negato ai naturali e limitati sensi dell'umano.
Lo specchio è come il pensiero, in quanto ripropone i riflessi del mondo visibile, ma continuamente sottoposti alla dura legge della variabilità e a un'inarrestabile mutazione.
Nella immagine riflessa vi sono forti influenze del soprannaturale, che intervengono nella composizione dell'immagine, quando addirittura non sfruttano il riflesso come spazio per comunicare con i comuni mortali.
Nella magia il ruolo di strumento di conoscenza assunto dallo specchio si trasforma in pratica divinatoria: gli aruspici antichi crdevano di vedere nelle superfici riflettenti quanto sarebbe accaduto in futuro.
Gli specchi, infatti, erano sempre prsenti nell'armamentario dei maghi e degli indovini.
Interrogare lo specchio era un metodo molto diffuso di divinazione, che con forme sempre diverse e attraverso rituali in continua mutazione, entrò a far parte del patrimonio magico popolare.
Nelle fonti altomedievali relative alle azioni intraprese dalla Chiesa per combattere le forme di persistenza rituale pagana, si rintracciano numerosi canoni canoni e lettere pastorali che denunciano le pratiche magiche effettuate con l'ausilio di specchi.
Ma nonostante tutto nel Medioevo la divinazione con lo specchio non era ritenuta pericolosa: essendo questo un oggetto puro, incapace di mentire, simbolo della saggezza e della conoscenza, era rivelazione della parola di Dio.
Lo specchio infatti riflette l'intelligenza creatrice dell'universo.
Alcune teorie esoteriche sostenevano infine che lo specchio fosse lo strumento più idoneo per conoscere il volere della divinità, ma solo attraverso il riflesso, in quanto la luce celeste era troppo elevata per essere osservata dai comuni mortali.
Anche nel mondo orientale lo specchio ha sempre avuto una grande importanza, sia come strumento divinatorio sia come protezione: rivela la natura reale delle influenze malefiche e le allontana, proteggendo le case e i suoi abitanti.
La superstizione popolare sostiene che se qualcuno rompe uno specchio avrà sette anni di guai, e in generale anche scheggiare o rovinare uno specchio indica problemi in futuro.
Esiste anche un modo per esorcizzare questa predizione infausta: bisogna raccogliere accuratamente tutti i pezzetti, racchiuderli in un fazzoletto che non sia maia stato usato, poi gettarli in acqua corrente.
In Francia, nelle campagne era d'uso coprire con un velo nero gli specchi se in casa vi era un moribondo, poichè si pensava che uscendo dal corpo, l'anima potesse restarvi imprigionata.
Proprio questa concezione è alla base del potere divinatorio degli specchi: guardando attentamente la superficie si possono vedere avvenimenti del futuro, luoghi, persone.
Se uno spirito è rimasto prigioniero dello specchio sarà lui a dare i responsi, come accadeva al mago e negromante John Dee, che aveva uno specchio nero con imprigionate alcune anime, che egli consultava per avere risposte alle sue domande.

Volendo cercare risposte nello specchio ogni volta che se ne avverte la necessità, è opportuno usare sempre lo stesso specchio, e conservarlo solamente per la divinazione.
Si debbono abbassare le luci in modo che la propria immagine riflessa sia leggermente in penombra, quindi si fissa lo sguardo nello specchio e si cerca di liberare la mente.
Dopo un certo lasso di tempo, variabile da soggetto a soggetto, si entra in uno stato alterato di coscienza, simile all'ipnosi, e cominciano a delinearsi figure, che vanno poi interpretate.

Specchio della Sapienza?

Nel Medioevo era diffusa la leggenda di Virgilio mago e stregone, che recuperando tutta una serie di motivi simbolici tipici della tradizione orientale, si serviva a le varie pratiche magiche, anche dello specchio come strumento di divinazione:
''[Virgilio,n.d.a.] fece uno specchio e lo pose in mezzo a Roma,/ così che tutti quanti guardavano in esso/ in una giornata riuscivano a vedere/ ogni creatura umana/ che intendeva nuocere a Roma o assalirla'' ( D. Comparetti. Virgilio nel Medioevo, Firenze 1941).
Ma la credenza che alcuni personaggi storici famosi fossero in possesso di specchi magici, con i quali conoscere in anticipo le mosse dei loro nemici, è rintracciabile in molte leggende e tradizioni.
Si diceva che Pitagora possedesse ''uno specchio d'acciaio ben pulito, nel quale riusciva a percepire tutto quanto intendeva vedere, e lo esponeva alla luna piena per tale scopo.
Fissando lo sguardo in esso, poteva leggere tutte le immagini riflesse, quali apparivano nella stessa luna''( P. de Lancre, Incrédulitè et méscrèance du sortilège plainement coinvaincue, Parigi 1622, pag. 252).
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